Nel giugno del 1976, la CIA redige un Intelligence Information Cable relativo a incontri tra i servizi di sicurezza dell’Argentina e altri apparati dell’area sudamericana. Il documento, classificato Secret e successivamente declassificato, descrive forme di cooperazione operativa, scambio di informazioni e coordinamento contro obiettivi definiti “terroristici”.
Queste carte precedono la piena emersione pubblica dell’Operazione Condor e ne mostrano, in forma embrionale, logiche, linguaggi e strutture. Il materiale è presentato a fini documentali e contestuali, senza interpretazioni forzate: parla il documento, con il suo lessico e le sue omissioni.



Le parti oscurate sono presenti già nella versione declassificata.
Fonte della documentazione: National Security Archive (NSA), George Washington University.
Un cable della CIA e la nascita di una repressione transnazionale
I documenti qui riprodotti rappresentano un Intelligence Information Cable della CIA, distribuito il 25 giugno 1976, poche settimane dopo il colpo di Stato militare in Argentina, nel momento in cui la repressione nel Cono Sud assume una dimensione sistemica e coordinata. Non si tratta di un’analisi conclusiva, ma di un rapporto informativo grezzo, come esplicitamente indicato nella formula standard: “This is an information report, not finally evaluated intelligence”. Proprio per questo, il suo valore è eminentemente documentale.
Il cable riferisce di una riunione tra rappresentanti dei servizi di intelligence argentini, con la presenza di osservatori stranieri, finalizzata non a un semplice scambio di informazioni, ma alla definizione di forme di cooperazione futura. Il linguaggio utilizzato è istituzionale, privo di toni emergenziali: ciò che emerge è la normalizzazione di una pratica repressiva multilaterale, non la risposta contingente a una minaccia improvvisa.
Il passaggio decisivo del documento è il riferimento esplicito a “CONDOR”, definito come il nome attribuito a questo accordo cooperativo. Non una denominazione giornalistica, non una ricostruzione retrospettiva, ma un termine impiegato internamente per indicare una struttura già in fase operativa. In questo senso, il cable smentisce ogni lettura che riduca l’Operazione Condor a una sommatoria di iniziative nazionali scollegate: la repressione transnazionale appare qui come un progetto condiviso, pianificato e riconosciuto come tale dai servizi coinvolti.
Di particolare rilievo è il riferimento alla creazione di una banca dati informatizzata, alimentata dai registri di intelligence dei paesi partecipanti. Nel 1976, l’idea di un archivio centralizzato e computerizzato di schede personali indica un salto di qualità: non solo cooperazione operativa, ma infrastruttura informativa comune. È il presupposto tecnico della caccia coordinata agli oppositori, delle estradizioni informali, delle sparizioni oltre confine.
Il documento chiarisce inoltre che l’oggetto della cooperazione non si limita al contrasto del terrorismo in senso stretto. La formula impiegata — “more sweeping than just the exchange of information on terrorism and subversion” — segnala un raggio d’azione più ampio, volutamente elastico, nel quale la categoria di “sovversione” diventa uno strumento di repressione politica generalizzata.
Il cable colloca inoltre l’origine di questa cooperazione già a partire dal 1974, durante incontri svoltisi a Buenos Aires tra funzionari della sicurezza argentina, confermando che il coordinamento repressivo precede e accompagna i colpi di Stato militari, anziché esserne una conseguenza improvvisata.
Pur senza figurare come parte formale dell’accordo, gli Stati Uniti sono presenti come snodo informativo. Il documento è prodotto e diffuso dalla CIA; il flusso di conoscenza passa per Washington. È la logica della plausible deniability: osservare, registrare, comprendere, senza apparire come soggetto direttivo. Ma la consapevolezza del meccanismo è piena.